Skip to main content

Full text of "Tutti amanti | libretto giocoso | in tre atti"

See other formats


TITTI  AIUTI 


<^i     U5> 


<^!!r7ì> 


] 


M    ®    li 


- 

TITTI  AMANTI 

LIBRETTO   GIOCOSO 

IN  TRE  ATTI 

DI   F.   M.   PIAVE. 

MUSICA  DEL  SI6.  CARLO  ROMANI. 

Da  rappresentarsi  nelV  I.   e  R.  Teatro 

I1T  VIA  DELLA  FSUGOLA 

ai    Gamevaie    484.J. 
ùfc//a  ut  cpta/e£4&ne  c/e  kS.  S&.  lA  e 

LEOPOLDO   IL 


ec.  ec.  ec. 


Tipografìa  di  G.  Galletti 

in  Fio  delle  Terme 


La  Musica  e  Poesia  del  presente  Dramma  Buffo ,  esen* 
do  di  esclusiva  proprietà  del  Sig.  Alessandro  Lanari  viene 
da  Lui  posta  sotto  la  salvaguardia  delle  vegliami  Leggi 
risguardanti  le  proprietà  Scientifiche  e  Letterarie. 


<DR<BRX@9$& 


Maestro  e  Direttore  dell'Opere  Sig.  PIETRO  ROMANI 
Sostituto    Sig.  CARLO  ROMANI 

Capo  e  Direttore  di  Orchestra    Sin.   Alamanno  Biagi 

all'Attuai   Servizio  di  S.  A.  J.  e  R. 

Primo   Violino,  e  Supplemento   Sic  Gaetano  Bruscagli 

Primo    Violino  di  Concerto    Sic.    Ranieri    Mangani 

Primo   Violino  de  Balli    Sig.   Carlo  Ferranti 


Sig.  Luigi   Pecori 

Sig.  Guglielmo   Pasquini 

al  Servizio  di  S»   A.   1. 

Sig.  Carlo   Campostrini 

al  Servizio  di   S.  A*  L 

S/g.  Carlo    Recattini 

Violoncello  de' Balli  e  Suppl*  Sig.  Egist<>    Pontecchi 

(  Sig.  Tommaso   Tinti 


Primo    Violino  dei  Secondi 
Primo    Violoncello 

Primo   Contrabbasso 

i.  Contrabb,  dei  Balli  e  Suppl 


B. 


Prime   Viole 
Primo   Oboe 


(  Sig.   Francesco   Miniati 
Sig.   Egisto    Mosell 
al  Servizio  di  «S1..  A*    /.   e    R» 
Sic,  Giovanni   Bimboni 
al   Servizio  di  S*  A.    /.  e  B. 
Sig.  Giovacchino  Gordini 
Sig.  Carlo  Alessandri 
(  Sig.  Francesco  Paoli 

al  Servizio  di  S.  A.  I.  e  B. 
Sic.   Leopoldo   Braschi 
(  Sig.   Pietro  Luchini 
(  Sig.  Carlo  Chapuy 
Sig.  Giovacchino  Bimboni 

al  Servizio  di  S.  A.  I.  e    R 
Sig.  Stanislao  Bellucci 
Sig.   Demetrio   Chiavaccini 
Sig.    Ferdinando   Barbadoro 
Sig.  Pietro  Mattiozzi 
Sig    Antonio    Pratesi 

al  Servizio  di  S.  A.   I.  e    R 
Suggeritore  Sig.  Lorenzo   Carraresi 
*•       Copista  della   Musica  Sig.  Francesco  Miniati 
Scenografo  Sig.  Giovanni   Gianni 
Figurista  e  Costumista    Sig.  Odoardo  Ciabatti 
Macchinista  e  Illuminatore  Sig.  Cosimo  Canovetti 
11   Vestiario  e  gli   Attrezzi  sono  di  proprietà  dell'Impresa 
e  diretti,  il  primo  dal  Sig.  Vincenzio  Bat^tini,  li  2. di  dal  Sig.  Stocchi. 
Calzolajo  Sig.  Francesco  Sacchi 
Caffettiere  del  Teatro  Sic.  Andrea  Laudimi. 


Primo   Clarinetto   Concertista 

Altro   Primo  e  Supplim. 
Primo   Flauto  ed   Ottavino 
Primo   Corno  di  i  ma.  Coppia 

1«°  Corno  di  Vida.  Coppia 

Primi  Fagotti 

Primo  Trombone  di  Concerto 

ed  in  sua  assenza  il 
Primo   Trombone 
Ofccleide 
Prima  Tromba 
Timpanista 


PERSONAGGI 


D.  IPOFILO,  Barone  degli  Alberi 
Sig.  Carlo  Cambiaggh. 

D.  BIAGIO  DE'  PROFILI ,  Dottore  suo  amieo 
Sig.  Gaspare  Pozzesi. 

EUGENIO ,  Nepote  d*  Ipofilo  amante  di 
Sig.  Giuseppe  Lucchesi. 

ELISA  ,  Marchesa  del  Vertte  vedova 
Sig.  Carmela  Marziali» 

CARLO ,  amico  di  D.  Ipofilo 
Sig-,  Giuseppe  Romanelli. 

DEMETRIO  ,  giovane  sciocco  ,  innamorato  dèlia  stessa 
Sig.  Ettore  Profili. 

ROSA  ,  Cameriera  della  Marchesa 
Sig.  Angiolina  Carocci. 

MARCUCCIO,  Servo  d'  Ipofilo. 

n.  m 

Coni  e  Comparse 
Di  Servitori  d'ambo  i  sessi,  Gentiluomini  e  Dame. 

Scena 
Una  Città  d' Italia* 

Epoca 
La  metà  del  l&mo  Secolo* 


Atta©  MiD 


Gabinetto  in  msa  del  Barone.  Una  porta  a  destra  dello 

spettatore  mette  alla  Camera  da  letto,  quella  del  centro 

ad  una  sala  ,  e  quella  a  sinistra  in  altro  gabinetto.  Ci 

sono  ricche  mobilie,  specchi  e  quanto  occorre  ad  un  uomo 

per  fare  toilette. 


SCENA  PRIMA. 

Marcuccio  e  servi  che  portano  varie  vesti ,  parrucche , 
orologi  ,  gioie ,  ce.  ec. 

Marc,  (dal  centro  aprendo  adagio  la  porta ,  e  cercando  che 
non  si  faccia  scompiglio.) 


Zjitti  ,  zitti ,  men  romore  , 

Ogni  cosa  date  qua. 
Coro  I.  Noi  veniamo  dai  sartore. 

Marc.  Men  roraor  per  carila. 

Coro  II.         Queste  manda  il  giojelliero 
Coro  III.       Questo  vien  dal  parrucchiere         (  depongono 
Tutti  Fra  non  mollo  i  loro  conti  la  roba) 

Saran  pronti  —  a  presentar* 
Marc.  Se  il  padrone  ris\cgliate. 

Voi  mi  fate  —  ben  sgridar. 
Coro  (  stringendosi  intorno  a  Marcuccio  ) 
Come  si  spiegano 

Cotante  spese  ! 

Già  maravigliasi 

Tutto  il  paese  !  . .  , 

Cangiato  in  prodigo 

Sembra  l'avaro  !.. . 

Perchè  profondesi 

Tanto  danaro  , 

Marcuccio  spiegaci 

La  verità. 
Marc.  Non  saprei  dirvela 

In  verità. 
Tutti  Taluni  pensano 


6 

Che  sia  impazzalo  , 
Altri  lo  credono 
Innamoralo  . . . 
Già  sono  simili 
Pazzia  ed  amore , 
Ma   più  ridicole 
In   vecchio  core  .  .  . 
Con  Sossio!'  anni  , 
Pien  di  malanni , 
Povero  dia  vedo  , 
Pensa  all'  amor. 
Poco  in  ciò  valgono 
Nobillà  ed  or. 
(  si  sente  una  gran  suonata  di  campanello  dalla  stanza 

da  letto.  ) 
Marc.  Ei  suona  !  . .  .  andatene  ...  {al  coro  ) 

Servo,  Signor.  (entra  nella  stanza.) 

SCENA  IL 

Barone  in  veste  da  camera  e  Marcuccio. 

Bar.  Chi  V  insegna  ,  mascalzone 

A  far  qui  tanto  schiamazzo? 

Se  sei  sciocco ,  se  sei  pazzo 

Il  rimedio  troverò 
Marc.  Ma  Signore  .  .  . 

Bar.  Col  bastone 

A  servir  t'insegnerò. 
Marc.  Trattenerli  non  poteva... 

Bar.  Zitto ,  taci  ,  via  di  qua. 

Marc.  (  Tal  burrasca  prevedeva  , 

Ma  fra  poco  cesserà  )        (  via  dal  mezzo  ) 

SCENA  III. 

Il  Barone  solo. 

Riflettiamo  ,  don  Ipofilo  , 
Riflettiamo  come  stai .  . . 
E  del  tempo  che  bisbetico 
Quasi  pazzo  te  ne  vai  . . . 
Da  te  par  che  V  appetito 
Siasi  affatto  dipartito  .  .  . 
Per  te  il  sonno  è  una  parola  , 
Non  riposi  un'ora  sola  . .  . 
Ergo,  dico,  innamorato 


Sei  tu  certo,  o  disgraziato. 
Se  lo  sono?...  Ah  sì  signore... 
Veggo  sempre  nolte  e  giorno 
Due  grand'occhi  a  me  dintorno. 
Sento  sempre  nel  mio  core 
Una  smania,  un  turbamento... 
E  un   gran  male  alla  mia  età  ! 
Ma  il  rimedio  ci  sarà.         {siede  pensieroso.) 
Si  vada  dunque  subito        [alzandosi  risoluto.) 
Tulio  si  sveli  a  lei , 
^Di  questo  Core  il  palpito. 
Le  angoscio  ,  i  sospir  miei  .  .  . 
Olà  .  . . 

SCENA    IY. 

Detto  e  Marcuccio,  che  a  tempo  eseguisce  quanto  gli 
viene  imposto» 

Marcuccio  ,  spicciati  .  . .    [siede  davanti 
A  me  la  mia  parrucca  ...  lo  specchio.  ) 

No  ,  quella  .  .  .  P  altra  ,  stupido  , 
Di  te  ,  della  tua  zucca 
Sono  annojato  assai  .  .  . 
Bestia  questo  cr in  candido 
Nascondere  non  sai?  ...  [s'alza) 

Così . . .  così  ...  sta  bene  • . .        [specchiandosi) 
Ora  il  corpetto  porgimi  ... 
(  Ringiovanir  conviene.)  (da  se.)    , 

Òr  dammi  presto  P  abito  . . . 
Sta  bene,  il  ricamato  .. . 
4  me  orologi,  scatola , 
Canna,  cappello . . .  vattene.     (Marc,  via  dal  mez.) 


SCENA  V. 

Il  Barone  solo. 

Mi  sembra  in  piena  regola  (  specchiandosi  e 

Or  d'  essere  abbiglialo  .  • .  compiaceli 

All'  adorabil  vedova 

Piacer  così  potrò. 
Ah  potentissimo 

Nume  d'amore 

Dì  vecchi  e  giovani 

Tormentatore , 

La  pace  rendimi 

O  almen  pietosa 

Fu  la  vezzosa 

Donna  per  me. 
Son  poi  ricchissimo 

E  ben  portante. . . 

Fortunalissime 

Oh  quante  e  quante 

S'  estimerebbero 

Dell'amor  mio  . ,  . 

Bendato  Dio 

M'affido  a  te. 

SCENA  VI. 

Detto   e    Marcuccio. 

Mar.  È  qui  il  signor  don  Biagio  .  . . 
Bar.  (  Oh  per  bacco ,  di  lui  m'era  scordato  !  ) 
Fa  eh'  ei  venga  ...        (  Marcuccio  esce  ) 

SCENA  VII. 

77  Barone ,  poi  il  Dottor  Biagio. 

Bar.  Vò  udire  il  suo  pensiero. 

Dott.  È  permesso  !  si  può  ? 

Bar.  Men  complimenti 

Sai  pur  che  sei  padrone. 
Dott.  Oh  caro  amico, 

In  che  servir  ti  posso?.. .  .  Ma  cospetto  !  .  .  . 

Mi  sembri  un  giovinotlo  !  ! 
Par.  Ti  pare  ?  .  •         (  compiacendosi  ) 


Dott.  Sì  per  tempo  in  tale  arnese 

Si  può  saper  perchè  ? 
Bar.  Anzi  saperlo  dèi , 

Che  per  questo  io  t'  ho  fatto  chiamare 
Dott.  Sentiamo  adunque  .  . . 
Bar.  Io  vò  da  te  un  consulto  . . . 
Dott.  Ti  senti  forse  male  ? 
Bar.  Nò  . . .  al  contrario  . . . 

Che  parli  tu  di  male  ?  . ..  anzi  mi  sento 

Più  dell'  usato  vegeto  e  robusto  . . . 
Dott.  È  vero,  è  ver  mi  sembri  un  bellimbusto 

Ma  al  consulto  si  venga  . . . 
Bar.  Sì  hai  ragione 

Prima  di  tutto  vieni  qua  ,  sediamo 
a  2    E  la  consultazione  incominciamo.  (  siedono 
Bar.  Tu  ora  vedi  a  te  presente 

Queir  amico  il  più  severo, 

Che  alle  donne  indifferente 

Mai  non  volse  un  suo  pensiero  .  .  • 
Dott.  Cioè  ,  distinguo  ...  in  altra  età  . . . 
Bar.  Bene  inteso ,  già  si  sa  .  .  . 
Bar.  Or  non  so  per  qual  portento 

Nacque  in  me  gran  cangiamento  .  •  • 

Mi  si  accese  un  certo  foco, 

Che  pareami  prima  un  gioco  , 

Poi  tiranno  mio  si  fé. 
Dott.  A  me  pure  è  succeduto 

Un  tal  caso  singoiar. 
Bar.  A  te  pure  ?..  oh  qual  contento 

Come  fosti  ancor  sarai 

Mio  compagno  d'  avventura 
Dott.  Ah  per  legge  di  natura 

Non  invecchia  il  cor  giammai  ! 
Bar.  Basta  il  core  in  tal  cimento  ? . . . 
Dott.  Questo  poi  si  proverà. 
Bar.  E  la  sposa  Io  saprà. 
Dott.       Ma  sapere  si  potria 

La  tua  venere  chi  sia  ? 
Bar.      Prima  tu  devi  parlare 

Mi  dei  tutto  confidare. 
Dott.     No,  spiegar  si  dee  al  dottore 
La  cagion  del  suo  malore 
Bar.      La  conosci  .  . . 
Dott.  E  bruita  o   bella  ? 

Bar.    E  un' amabil  vedovila 
Dott.    La  conosco  ? 


1G 

Bar.  Si  Signore. 

Doti.    (  Qual  sospetto  sorge  in  cor  !  ) 
Per  esempio  .  . .  contessina  * 
Bar.    Nò  signore  . .  . 
Dott.  Marchesina  ? 

Bar.    Per  V  appunto. 
Dott.  Ha  nere  chiome  ? 

Bar.    Nere  affatto. 
Dott.  Ed  il  suo  nome  ? 

Bar.    Donna  Elisa... 

Dott.  E  dici  il  vero?        (  colpito  ) 

Bar.     Io  parlar  soglio  sincero 
Pott.    E  tu  T  ami  ! 
Bar.  L'amo  assai. 

Dott.    Corrisposto  ? 
Bar.  (  Non  lo  so  ). 

Dott.    (  Spero  ancor  ). 
Bar.  Meco  verrai 

Quando  amor  le  chiederò. 
Dott.  (  Amo  io  pur  la  vedovella  ,        (da  se) 

Né  rubarmela  farò  ). 
Bar.  (  Una  statua  a  tal  novella        (da  se) 

Il  dottore  diventò  ). 

SCENA  Vili. 

Detti  e  Marcuccio. 

Mar.  Eccellenza  pressante  biglietto 

Qui  per  lei  m'hanno  or  ora  portato 

(  consegna  un  biglietto  al  barene  ). 
Bar.      Ben  vedremo...         (  segna  Marc,  di  partire  ). 

SCENA  IX. 

Barone  e  Dottore. 

Bar.  Cospetto,  cospetto  !! 

Nella  rete  è  Taogel  capitato 

Leggi,  leggi  ,  è  d'  Elìsa  lo  scritto 

Che  m'  invita  a  passare  da  lei... 
Dott.    (  dopo  aver  letto  ). 

Hai  tu  letto  qui  appiedi  il  poscritto? 

Col  dottore  vedervi  vorrei        (  facendogli  leggere  ) 


il 
Bar.      Meglio,  meglio...  air  istante  v'  andremo 
Dott.      Esplorare  queir  alma  sapremo. 
Bar.  (  Son  felice  son  beato  [da  se) 

Già  balzar  mi  sento  il  core  ; 

Le  delizie  dell'  amore 

Godrò  ancora  in  questa  età  !  ) 
Ah  mortale  avventuralo  (al  dottore  ) 

Più  di  me  non  vi  sarà. 
Dott.         (  Spera  ,  spera  ,  o  disgraziato  (  da  se) 

Ma  rivale  l'è  il  dottore, 

E  d'Elisa  mano  e  core 

Ei  contenderti  saprà.  ) 
Sarà  invero  fortunato  (  al  barone  ) 

Chi  tal  donna  sposerà  !  (  partono.  ) 

SCENA  X. 

Salotto  nel  palazzo  della  Marchesa  dal   Verde.  Due  porte 
laterali ,  una  nel  centro,  e  mobili  del  tempo. 

Elisa  e  Rosa. 

Elisa      11  barone  e  il  dottor  oggi  verranno. 

Kos.       Oh  certamente  .. .  anzi  mi  par... 

Elìsa  Che  cosa? 

Ros.      Che  il  barone  di  lei  sia  innamorato  , 

E  eh'  ella  pur  noi  veda  di  mal  occhio  . .  . 
Elisa     Rosa  se' tu  pazza  ? . . .  vedova  da  un'  anno 

D'un  vecchio  geloso 

Che  inesperta  accettai , 

Credi  tu  che  ad  un  altro 

lo  legarmi  correi  più  vecchio  ancora? 
Ros.       No  ,  per  pietà  noi  faccia 
Elisa     Ah  sappi  dunque  tutto  : 

Ipofilo  ha  un  nipote 

Che  corrisposta  amai  fin  da'  prim'  anni. 

Sarei  con  lui  beata,  ma  disdegna 

Sposar  una  signora 

Mentre  tale  ei  non  è. 
Ros.  Questo  mi  piace. 

Elisa     Indur  vorrei  il  barone 

Ad  adottar  Eugenio, 

Farlo  ricco  e  mio  sposo. 
Rosa  Si  facile  non  parmi  . .  . 
Elisa  Ma  il  suo  amico  il  dottor  .  . . 
Rosa  Su  lui  non  conti  , 


12 

Ch'  egli  pure  di  lei  sembra  invaghito. 
Elisa  Con  tanti  amanti  non  avrò  un  marito? 
Oh  l'avrò,  sarà  il  più  bello; 
Lo  vedrai  ,  Rosina  mia  , 
Terrò  a  bada  questo  e  quello 
Finché  il  punto  vincerò. 
Un  sorriso,   un' occhiatina 
Ch'abbia  un  po' di  furberia, 
Qualche  scaltra  parolina 
Sdegni  e  vezzi  alternerò. 
Colle  belle ,  colle  buone 
Lusingar  saprò  il  doltore; 
Farò  tanto  che  il  barone 
11  nepole  adotterà. 
Di  riuscirvi  ci  scommelto; 
Donna  sono,  senio  amore... 
Al  puntiglio  se  mi  metto 
Quanto  voglio  si  farà. 
Rosa  Par  diffidi. 
Elisa  Nulla  sai. 

Rosa  Glielo  bramo  ben   di  core  , 

Ma  ci  vedo  nero  assai. 
Elisa  Eh  via  pazza  . . . 
Rosa  Ma  il  dottore  ? 

Elisa  Eì  sarà  capacitalo. 
Rosa  Ma  il  baron  si  innamorato?... 
Elisa  Tu  mi  secchi  co'  tuoi  ma  . . . 
lì  baron  si  cangerà. 

Ah  si  ,  mei  dice  il  palpito 
Che  sento  più  frequente  ; 
Un  dì  per  me  ridente 
Vedrò  brillare  ancor. 
Se  posso  al  seno  stringere 
Alfin  T  amato  bene , 
Si  cangeran  le  pene 
In  estasi  di  amor. 

[esce  da  una  delle  porte  laterali  mentre  Rosa  va  a  quella  del 
centro.  ) 

SCENA  XI, 

Rosa  ,  il  Barone  ed  il  Doltore. 

Ros.      Passino  pur  ,  signori. 
Loti.     Addio  ,  cara  Rosina  .  . . 


13 

La  Marchesa  ? 
Permettano  un'  istante  ora  l'avverto.  (  parte  ) 

SCENA  XII. 

Barone   e   Dottore. 

È  bella  veramente  questa  dama  ; 

Quanto  sarò  felice  in  possederla! 

Lo  credi  tu  barone?  (  ironico  ) 

Almen  lo  spero. 

(  Spera  il  babbeo  !  )  (da  se  ridendo  ) 

A  te  pur  piace  molto? 

Somiglia  affatto  affatto 

A  quella  contessina  . . . 
Bar.      Che  amasti  or  son  trentanni 
DotL     Sì,  per  l' appunto ,  ma  non  è  prudenza 

Giunti  a  una  certa  età  parlar  degli  anni. 
Bar.      Perdonami ,  dotfor ,  cosi  a  qualtr'  ocehi , 

Il  dir  la  verità  non  mi  credea  • . . 
Dott.     Non  se  ne  parli  più  . . . 
Bar.  Viene  la  dea. 

SCENA  XIII. 

Detti ,  Elisa  ,  e  Rosina  indietro. 
Bar.  Addio,  leggiadra  Venere 

(  baciandole  la  mano  con  caricatura.  ) 
Palla  o  Giunone  altera  ; 
Se  adesso  fossi  Paride 
La  diva  di  Citerà 
Né  T  altre  due  pettegole 
Il  pomo  avrian  da  me. 
Voi  per  beltade  e  grazia 
Vincete  tutte  tre. 
Elisa  (vorrebbe  rispondere,  ma  riè  impedita  dal  dottore,  e  si 

limita  ad  un  gentile  inchino.  ) 
Dott.  Ragione  ha  don  Ipofilo  , 

Marchesa  chi  voi  vede  , 
Riman  davvero  estatico 
Agli  occhi  appena  crede  ; 
In  grazia  chi  vi  superi , 
Credetemi  non  v'  è. 
Persona  più  simpatica  , 
Natura  mai  non  fé. 
Elisa  Signori  mi  confondono 

Sì  lusinghieri  accenti  ; 
So  bene  che  non  merito 


14 

Cotesti  complimenti ... 

gol  da  bontà  provengono 

Che  v'anima  per  me. 
Voi  siete  gentilissimi , 

E  dubbio  in  ciò  non  v'  è. 
Ma  cospetto  che  facciamo? 

Favoriscano  sediamo. 

(  Rosa  avvicina  tr*  sedie  ) 

Tu  ci  appresta  il  cioccolate 

(  a  Rosa  che  parte.  ) 

SCENA  XIV. 

Elisa ,  Barone,  Dottor. 

Bar.      Qui  nel  mezzo  a  noi ,  qui  state 
Elisa      D'  amicizia  un  ver  modello 

Io  v'estimo,  miei  signori.  (siedendo  ) 

Bar.      Vero  tipo  d'  ogni  bello!  (  siede  ) 

Doti.      Ah  quel  guardo  brucia  i  cori  !  (  siede  ) 

Elisa  Via  lasciate  i  complimenti. 
Boti.  Son  sinceri  i  nostri  accenti. 
Bar.      Non  so  come  vedovella 

Siate  ancora  marchesina 
Elisa     Così  vuole  la  mia  stella.  (  sospirando.  ) 

Bar.      Se  il  gradiste  ho  un  mio  progetto 

Che  potrebbe  ,  ci  scommetto. . . 

SCENA  XV. 

Delti  e  Rosa  col  cioccolatte. 

Ros.       Son  servili. . . 

Bar.  (  Che  importuna  !  )         (  impazientito  ) 

Posso  avere  la  fortuna.  (  offre  la  tazza  ad  Elisa) 

Elisa.      Mille  grazie  qui  al  dottore  la  darò 
Bott.      (  Preferito!  )  Quale  onore!!       (  prende  la  tazza  ) 

(  Ah  mia  certo  la  farò.  ) 
Bar.       (  A  quatlr'  occhi  del  mio  core 

(  presenta  altra  lazza  ed  Elisa,  poi  ne  prende  una  per  se.  ) 
Il  segreto  le  dirò.  ) 
Elisa      (  Il  segreto  de!  mio  core. 

Io  per  ora  tacerò.  ) 
Ros.        (  Come  pensino  ali4  amore 

Tanto  vecchi  io  non  lo  so.  ) 

(  Rosa  riprende  le  tazze  e  parte.  ) 


15 

SCENA   XVI. 

Detti  meno  Rosa. 

Elìsa     Questa  sera  una  scelta  corona 

Io  d*  amici  qui  appetto  a  ballare; 

Se  \i  piace,  vi  prego  onorare  , 

O  signori ,  la  mia  società! 
Bar.      Grazie. 
Dott.  Grazie. 

a  2.  Voi  siete  assai  buona. 

Dot.  e  Bar.  (  ridendo  un  deli  altro  da  se.  ) 

(  Ei  pur  viene!  ...  da  ridere  sarà!  ) 
Dunque  addio,  vi  rivedremo    (  ad  Elisa  alzandosi  ) 

Fra  le  danze  e  l' allegria 
Elisa         Una  sera  qui  godremo 

Di  letizia  e  buon  umor. 
Bar.  e  Dott.  (  ognuno  a  parte.  ) 

(  Già  mi  sento  in  fede  mia 

Ritornare  giovinotto! 

Il  SoUoTe        oh  che  merIoUo 

Vecchio  matto  spera  amor  ! 
Ab  davvero  mi  fa  ridere 
Bestia  egual  non  vidi  ancor!  ) 
Elisa     (  Ah  chi  rider  non  dovria?  [da  se) 

Poverelli  son  già  cotti!  . .  . 
O  decrepiti  merlotti 
Non  sperate  da  me  amor. 
Per  un  giovane  assai  bello 

Palpitar  mi  sento  il  cor.  ) 
Non  mi  fate  andar  in  collera  (  ai  due  ) 

Di  vedervi  avrò  l'  onor. 
Bar.  e  Dott.  a  2. 

Non  andrete  certo  in  collera 
Di  venire  avremo  I  onor. 

(partono,  Elisa  entra  nelle  stanze.) 


FINE   DELL'ATTO  PRIMO. 


SGENA   PRIMA 

Salotto  in  casa  del  barone. 


Eugenio  ypoi  Carlo. 

Eug.     Vuhe  intesi  mai!  . .  .  rivale  all'amor  mio 
Trovar  dovea  uno  zio!  .  .  . 
Carlo,  mio  Carlo  ..  . 
Garlo  Dolce  amico,  alfine 

Rivederti  m'  è  dato. 

Da'  tuoi  viaggi  atteso  or  fai  ritorno  . . . 
Eug.       Sappi  che  la  mia  Elisa 

Libera  alfin  dall'  iusoffribil  nodo 
Farmi  potea  felice. 
Sperai  che  don  Ippofilo, 
Rammentando  le  fallerai  promesse, 
Adottato  m'  avrebbe. 
Come  nobile,  ricco  al  par  di  lei 
Coronati  credeva  i  voti  miei. 
Già  di  speranza  un  iride 
Brillò  per  questo  core  ; 
Premio  de'  lunghi  palpiti 
Mi  prometteva  amore; 
Ma  un  fato ,  ahimè  tiranno 
Ogni  mio  ben  furò. 
In  disperato  affanno 
La  gioja  mia  cangiò. 
Carlo        Io  tutto  so ,  consolati  ; 

Avrà  rimedio  il  male  .  • . 
Amato  sei . . . 
Eug.  Non  dubito. 

Carlo        A  tutto  amor  prevale. 
Eug.  Si ,  ma  lo  zio  che  l'Etna 

Non  più  mi  adotterà. 
Carlo    Elisa  te  sol  brama  , 

Né  perderti  vorrà. 
Eug.      Fra  dubbi  incerta  ]'  anima 
Risolversi  non  sa. 

Se  d1  onor  la  voce  ascolto  , 
Se  rammento  chi  ella  sia, 
Io  ricuso  farla  mia 
Finché  ricco  non  sarò. 


IT 

Ma  se  miro  di  quel  volto 
Uno  sguardo  od  un  sorriso , 
M'è  la  terra  un  paradiso, 
E  resistere  non  so. 
Car*        All'  aspetto  di  quel  viso 

Più  tranquillo  ti  vedrò , 

SCENA  II. 

Salotto  nel  palazzo  della  marchesa.  Molti  doppieri  lo  i7- 
luminano.  La  porta  a  sinistra  dello  spettatore  mette- alla 
sala  del  ballo. 

Elisa  in  abito  da  ballo  con  una  lettera  in  mano  e 
Demetrio  dalla  porta  a  destra. 
Elisa     Caro  signor  Demetrio ,  perchè  a  voce 

Spiegar  non  mi  potete  il  pensier  vostro? 
Dem.      (Caro!  mi  tia  detto  caroJ  (da  se) 

Sperar  dunque  poss'  io!  ) 
Elisa  Siam  soli,  via  parlate... 
Dem.  No,  signora. 

Elisa      Perchè  ? 
Dem.  Non  ho  coraggio ...  Ho  preferito 

Tutto  spiegarvi  nel  presente  foglio... 

Di  leggerlo  vi  prego  e  ponderarlo. 
Elisa     Ben;  compiacervi  voglio  . . . 
Dem.      Oh  benedetta  J  . . ,  fra  brev'  ora  al  ballo  (con  gioia) 

Dal  labbro  vostro  intenderò  qual  sia 

Benigna  o  avversa  la  fortuna  mia. 
{  bacia  la  mano  ad  Elisa,  e  parte  saltellando  dal  centro.  ) 

SCENA  IIL 

Elisa  sola 

Che  mai  vorrà  da  me  questo  imbecille? 
Sarà  forse  egli  pur  di  me  invaghito. 
Bella  davvero!  ...  il  dottor  Biagio  ancora 
Francamente  mi  chiese  or  or  la  mano  . .  . 
M'  amano  tulli  . .  .  vengono,  m'  assediano, 
Ma  larda  sol  chi  regna  in  questo  core  ! 
Oh  che  rabbia  ,  che  rabbia  ,  oh  che  dolore. 
Che  mai  pensar?  .  .  .  leggiamo. 
{  legge  lo  lettera  lasciatale  da  Demetrio,  poi  esclama  : 

Ah  sciocco,  sciocco,  veramente  sciocco  !  (ridendo  ) 
«  I  vostr'  occhi  han  quest'  anima  conquisa.  » 
(  leggendo  con  caricatura  ) 


18 

SCENA  IV. 

Detta  ed  Eugenio  nel  mezzo.. 

Eug.      Oh  mia  adorata  Elisa  ...        (*'  abbracciano) 

a  2. 
Oh  qual  gioia  !  ...  a  me  dappresso 
Rivederti  ancor  m'  è  dato  !  ! 
Tale  istante  fortunato 
Di  letizia  inonda  il  cor. 
Elisa       Perchè  prima  a  consolarmi  , 

0  crudel  ,  non  sei  venuto  ? 
Eug.           Don  Ipofilo  narrarmi 

1  suoi  spasimi  ha  voluto. 
Egli  t'  ama  ,  Elisa  mia  ' 
Tu  sarai  forse  mia  zia. 

Elisa  Ti  par  tempo  di  scherzare  ? 

Eug.  Posso  ancor  dunque  sperare  ? 

Elisa  Se  tu  m'  ami ,  ecco  la  mano  , 

S'  opporrebbe  ognuno  invano. 
Eug.  Dolce  Elisa  ,  è  troppo  il  dono;    [sospirando 

Tu  sei  ricca ,  ed  io  noi  sono , 

Nodo  impar  non  fa  felici  . .  • 
Elisa  Perchè  ,  ingrato  ,  cosi  dici  ? 

Elisa       Amor  ,  che  le  nostr'  anime 

Di  pari  foco  accese  , 

La  nostra  sorte  ,  credimi  , 

Eguale  appieno  rese. 

Son  lue  le  mie  dovizie, 

Siccome  è  tuo  il  mio  cor. 
Lo  vedi  ,  non  sei   povero  , 

Se  ti  fé  ricco  amor. 
Eug.        Cara  ,  in  que'  detti  ingenui 

La  tua  bell'alma  appare; 

Ma  il  mondo,  il  mondo,  credilo, 

M'  è  forza  rispettare  , 

Se  lutto  a  lui  sagrifico  , 

Me  lo  comanda  onor  ; 
Non  posso  a  te  concedere 

Che  impero  sul  mio  cor. 

SCENA  V. 

Detti  e  Rosa  frettolosa  dal  mezzo. 

Rosa  Signora, 

Il  barone  già  monta  le  scale. 
Eug.    Ch'ei  non  sappia  . .  : 


19 
Elisa  Va,  digli  che  ancora 

Io  vederlo  non  posso  . . . 
Eug.  Fatale 

Or  sarebbe  .  •  • 
Elisa  Che  importa?  . . .  svelare 

A  lui  tutto  or  conviene  •  . . 
Fug.  Ora  ?  . . .  no. 

Elisa    Va  . . .  (a  Rosa,  che  parte.  ) 

SCENA    VI. 

Elisa  ed  Eugenio. 
Elisa    Che  dunque  risolver  ?  che  fare  ? 
Eug.     Ardo,  gelo,  che  dirli  non  so. 

a  2. 
Ah  il  destin  di  questo  amore 
Alla  sorte  confidiamo  ; 
Se  tu  m'ami  quanto  io  t'amo, 
Chi  dividere»  potrà  ? 
Sì  speriam,  del  nostro  core 
Non  elerno  fìa  il  tormento; 
Forse  un  raggio  di  contento 
Per  noi.  pure  splenderà. 

(  Eugenio  esce  per  la  porta  a  destra.  ) 

SCENA  VII. 

Elisa  ,  indi  il  Barone  introdotto  da  Rosa  che  resterà 
indietro. 
Elisa  (suona  il  campanello,  e  dice  a  Rosa  che  si  presenta:) 

Fa  che  pas^i  il  barone. 
Bar.  (in  gran  abito  da  ballo  introdotto  da  Rosa.) 

Amabile  marchesa  ,  a  voi  m*  inchino  (  bacia  la 

mano  alla  marchesa.) 
Elisa    Qual  fortuna  ,  barone  , 
Si  presto  rivedervi  I  . .  . 
Bar.     Mi  spiegherò...  frattanto...  io  vi  prevengo  (  un  poco 
Che  ,  se  mei  concedete  ,  confuso.  ) 

lo  presentarvi  bramo  questa  sera 
Eugenio  mio  nipote. 
Elisa    Reduce  da  suoi  viaggi  ? 
Bar.  Per  V  appunto. 

(  ad  un  cenno  di  Elisa,  Rosa  appressa  due  sedie,  e  parte.  ) 

SCENA  Vili. 

Elisa    ed    il    Barone. 
Bar.    Spero  ch'ei  più  non  partirà. 
Eliia  Suppongo 


20 
Che  per  più  trattenerlo  penserete 
Trovargli  una  sposina. 
Bar.    (  Ah  !  ah  !  lo  fa  per  regolarsi  meco  !  (  da  te  com* 
Elisa   A  che  pensate  ?  piacendosi) 

Bar.  Penso 

Che  per  ora  non  ho  tale  intenzione* 
Elisa    E  se  il  facesse  senza  dirvi  niente  ? 
Bar.    Possibile  non  è  . .  • 
Elisa  Poniam  che  sia. 

Bar.    Lo  faccia  pur ,  ma  fuor  di  casa  mia. 
Elisa    Ma  scusate  ,  in  confidenza    (  avvicinati,  eolla  sedia.  ) 
Bar.    Dite  pur  . . . 
Elisa  Voi  ricco  siete  ? 

Bar.  Che  per  questo  ? 
Elisa  Discendenza , 

Che  io  mi  sappia  non  avete. 
Bar.  Se  non  !'  ho  . . .  potria  venire. 

(  Vuol  terreno  discoprire  I  )     (  da  sé  compiacendosi.  ) 
Elisa  Non  v'  intendo. 

Bar.  Per  esempio ,         (  avvicinandola.  ) 

Se  alia  fin  mi  decidessi, 
E  una  sposa  mi  scegliessi . . .   (amorosamente 
Sono  ancor  d'  età  sul  fiore ,       guardandola.) 
Provo  troppo,  ah  provo  amore...  (sospiran.) 
Assai  facil  mi  saria 
Il  sentirmi  dir  papà. 
(Già  lo  vedo,  sarà  mia,        (da  sé.) 
E  felice  mi  farà.  ) 
Elisa  (  Ah  quel  guardo  ,  in  fede  mia  ,      [da  sé.) 

Dubitar  più  non  mi  fa.  ) 
Ma  ,  ditemi ,  sul  serio  ora  parlate?      [alzandosi.) 
Bar.        Perchè  cotale  inchiesta  ora  mi  fate  ? 
Credete  che  insensibile 

Io  chiuda  un  core  in  petto  ? 
Credete  che  quest'  anima 
Sentir  non  possa  affetto  ? 
Marchesa  ,  alfin  sappiatelo  , 
M'  accesi  al  vostro  sguardo  , 
Per  voi  divampo  ed  ardo , 
La  mano  v'  offro  e  il  cor. 
Per  carità  accettatela , 
0  crepo  di  dolor. 
Elisa  Che  dite  ?  . . .  e  fia  possibile  ?  . . . 

È  troppo  un  tale  onore  . . . 
Or  . . .  non  potrei  risolvere  . . . 
Pensiamoci .  •  •  signore  . . . 


21 

Voi  ben  vedete  ,  trattasi 
Dell'  esistenza  intera  . . . 
Esservi  vo'  sincera  .  .  • 
S'  attenda  un  poco  ancor. 
(  Nascondi  o  frena  i  palpiti ,        (  da  sé.  ) 
0  povero  mio  cor  !  ) 
Bar.    Non  posso  più  resistere, 
È  troppo  1  amor  mio. 
Elisa       Vi  prego,  rammentatevi... 
Bar.        Che  ?  .  .  .  tutto  il  mondo  oblio. 
Elisa       Ma  al  fin  vostro  ne  potè 

Tal  dispiacer  non  merita  .  •  . 
Bar.        Nasca  che  nascer  puote , 
L'  aliar  si  dee  decidere 
Qui  tosto 


Elisa 

Veramente? 

Bar. 

Si  o  no . . .  ci  vuol  franchezza. 

Elisa 

Dunque  ...  no. 

Bar. 

Sinceramente? 

Elisa 

No. 

Bar. 

No!  Perchè? 

Elisa 

Schiettezza 

Voi  mi  chiedeste  .  .  .  ebbene  . . . 

Ho  prevenuto  il  cor. 

Bar. 

Per  chi? 

Elisa 

Lo  conoscete 

E  amate. 

Bar. 

Chi? 

Elisa 

Il  saprete. 

Bar. 

Ma  dirmelo  or  conviene  . . . 

Elisa 

Più  dirvi  ora  non  vo\ 

Bar. 

[  Che  sento  !  ...  e  fia  possibile  ?  . 

Ah  certo  fu  il  dottore 

Che  mi  rapia  quel  core  ; 

Ma  ben  si  pentirà 

Non  son  barone  ipofilo  . 

Se  non  ne  fo  vendetta , 

Aspetta  ,  birbo  ,  aspetta 

T  aggiusto  come  va.  ] 

Elisa 

(  lo  solco  un  vasto  pelago 

Di  speme  e  di  timóre  , 

Ma  il  foco  dell'  amore 

Costanza  mi  darà 

da  sé  ] 


22 

SCENA  IX. 

Detti,  il  Dottore,  Carlo,  Demetrio,  dame,  cavalieri,  tutti 
in  abito  da  ballo,  introdotti  da' servi  della  marchesa. 

Tutti  Intorno  a  voi  solleciti  (circondando  la  marchesa) 

Mirateci,  signora; 

Col  desir  nostro  unanime 

Affretta vam  quest'ora.' 

Sarà  completo  il  gaudio, 

La  festa  più  gradita, 

Se  qui  a  goder  ne  invita 

La  grazia  e  la  beltà. 
Etha  Signori ,  che  rispondere 

li  labbro  mio  non  sa. 
Oltre  ogni  dir  felici 

Mi  voleran  gì'  istanti  •  . . 

Fra  sì  cortesi  amici 

S'  apre  alla  gioia  il  cor» 

SCENA  X. 

Detti  ed  Eugenio  ,  che  si  presenta  dal  fhmzo. 

Bar.    Ecco  il  nepote  . . .  avanti  . . . 

(  va  a  prenderlo  per  una  mano ,  e  lo  presenta  ad  Elisa.  ) 
Elisa        (  S'  asconda  ora  V  amor  !  (da  se.  ) 

Bar.    Da' suoi  viaggi  reduce, 

Marchesa  ,  a  voi  presento 
Il  mio  nepote  Engenio  .  . . 
Elisa       È  pieno  il  mio  conlento  , 
Se  posso  aifin  conoscere 
Si  degno  cavalier ... 
Dottore  ,  Carlo,  Demeirio  e  cori  al  barone. 
S'  è  fatto  assai  bel  giovane;  * 

Ciò  al  zio  dee  far  piacer. 
Bar.    S'è  fatto  inver  bel  giovane; 

Ciò  mi  fa  assai  piacer.  ^  / 

Eug.    (Del  lor  colloquio  l'esito  gp    (da se.) 

Io  bramerei  saper.  ) 
Elisa    (  Ah  così  bello  e  giovane 

(da  se ,  guardando  inosservata. ) 
Amarlo  è  d'  uopo  inver.  ) 
Signori,  se  vi  piace  , 
Le  danze  incominciamo. 
Tutti    Sì,  al  ballo,  al  ballo  andiamo, 

L'  ora  s' inoltra  già. 
(  Elisa  servita  dal  barone  precede  tutti  nell*  "ala  a  sini- 


23 

stra.  La  scena  rimane  vuota  un  istante,  'nel  quale  si 
continuerà  a  sentire  la  musica  del  ballo,  e  si  vedran- 
no servi  con  rinfreschi  che  vengono  dalla  porta  di  mez- 
zo ed  entrano  alla  festa.  ) 

SCENA  XI. 

Elisa  inseguita  dal  Dottore. 

Elisa    Troppo  imprudente  siete. 

Dott.    Lo  scritto  mio  leggeste  ? 

Elisa  Ho  letto,  ho  letto. 

Dott.    Ebbene ,  or  qui  la  mia  sentenza  aspetto. 

Elisa    Io  non  sarò  mai  vostra. 

Dott.    E  Ga  possibil  mai? 

(  le  prende  disperatamente  la  mano ,  e  gliela  bacia.  In  tale 
momento  il  barone  si  affaccia  alla  porta  della  sala  da 
ballo  ♦  e,  vedendo  il  colloquio ,  passa  inosservato,  e  si 
aela  nella  porta  di  mezzo.) 

Elisa    Basta  ,  dottore  ,  basta. 

(  si  svincola  ed  entra  nella  sala  da  ballo,  ) 

Bar.    (  Ecco  il  rivai  che  Y  amor  mio  contrasta  (    (  da  sé.) 

SCENA  XII. 

77  Dottore  ed  il  Barone  indietro. 

Dott.    Io  non  dispero  ancora  . . . 

Ama  cerio  più  me  che  quel   babbeo 

Ridicolo  baron  ,  quel  don  Ippofilo 

Che  così  vecchio  vuol  fare  il  galante. 
Bar.     f  Bravo!  . .  .  con  me  Y  avrai  da  far,  birbanto.  ) 
Dott.    La  signora  vorrà  farsi  pregare  .  .  . 

(  s'  avvia  alla  sala  del  ballo.  ) 
Bar.         (  essendosegli  avvicinato  senza  farsi  scorgere ,  gli 
batte  per  di  dietro  una  spalla.  ) 

Allo,  signor  dottor,  mi  stia  a  ascoltare. 
Dott.     Ah,  sei  tu,  caro  amico? 

(  procurando  celar  la  sorpresa.  ) 
Bar.     Taccia  ,  che  di  tal  nome. 

Elia  il  valore  ignora. 
Dott.    Che  vuol  dir  ciò?  sei  pazzo? 
Bar.     lo  pazzo?  .  . .  No. 
Dott.  Ma  dunque? 

Bar.     Dunque  ella  è  un  vile  indegno,  un  traditore. 
Dott.    Spero  che  scherzi  ancor  . .  .  (porgendegli  la  mano.  ) 
Bar.    (  ritirandosi  con  fierezza  1  Signor  dottore  . . . 
Dott.  Badi  ben  che  qualche  equivoco    (  scherzando  ) 

Non  la  faccia  travedere . . . 


Cangi  alfin  le  sue  maniere; 

O  P  avrà  da  far  con  me. 
Bar.  Quanto  dissi  ora  le  replico  , 

Ella  è  un  fìnto,  un  traditore, 

Se  dichiara  e  chiede  amore 

A  chi  amata  sa  da  me. 
Dott.     Bella,  inveri  con  me  la  prende? 

(  sempre  scherzando.  ) 
Bar.    Sì ,  con  lei. 

Dott.  Colla  marchesa  . .  . 

Bar.    Ragion  chiedo  dell'offesa.  (  con  foco  sempre  crescente) 
Dott.    Creda,  a  torto  ella  m'offende. 
Bar.     Torto  o  dritto,  io  vo' ragione. 
Dott.    Badi  ben  . .  . 
Bar.  Soddisfazione 

Da  lei  voglio. 
Dott.  Ma  riflettere  . . . 

Bar.    No  .  . .  la  voglio  .  . . 

Dott.  Ebben  l'avrà.  (risoluto) 

Pronto  sono,  dove  brama  , 

Come,  quando,  scHga  Parrai, 

Cavalier  saprò  mostrarmi  , 

Chi  son  io  ben  proverà. 
Pensa  forse  intimorire 

Colle  sue  rodomontate?  .  . . 

Signor  no  ,  con  lai  bravate 

A  me  tema  non  farà. 
Bar.  Quest'io  cerco,  questo  bramo, 

O  vecchiaccio  rimbambito  .  .  . 

L'amicizia  hai  tu  tradito? 

Te  P  amico  punirà. 
Oh  vedete  il  bel  zerbino 

Che  vuol  far  lo  spasimante! 

Vero  estratto  di  furfante, 

Un  baron  t'  ammazzerà, 
Bar.    Scelga  P  armi. 
Dott.  Dica  i  patti. 

Bar.    Sangue  voglio. 
Dott.  Ebbene  all'  ultimo 

Si  combalta  colla  spada. 
Bar.    Dica  il  luogo. 
Dott.  Ove  le  aggrada. 

Bar.    Alla  torre  . . . 
Dott.  Dica  P  ora  . . . 

Bar.    SulP  aurora.  (  getta  il  guanto  ) 

Dott.  SulP  aurora      (  lo  raccoglie  ) 


25 

Dott.    La  vedremo. 
Bar.  La  vedremo. 

Dott.    Forse  entrambi  periremo. 
Bar.    Che  bel  viaggio  avrà  da  fare. 
Dott.    Andrà  gli  avi  a  ritrovare. 
Bar.    Vedrà  i  poveri  malati 

Che  per  lei  son  trapassati. 
Dott.    Faccia  pure  il  testamento. 
Bar.    Ella  il  faccia...  io  non  pavento,  [scomposto) 
Dott.    Non  paventa  ?  e  trema ...  ah,  ah. 

Poverin  mi  fa  pietà. 

a  2. 
Con  piacer  Y  ammazzerei. 

Baro°n  carissimo  —  Cl  rivedremo , 
I  conti  in  regola  —  tra  noi  faremo , 

Le  man  mi  prudono  —  resisto  appena  , 
Finisca  ,  o  nascere  —  potria  una  scena  , 
Da  le,   ridicolo,  —  vecchio  briccone 
La  mia  lezione  —  scaccierà  amor. 

SCENA  XIII. 

Detti,  la  marchesa,  Eugenio,  Carlo,  Demetrio 
dalla  sala  del  ballo. 

Elisa    Miei  signori  ! 

Bar.  e  Dott.  La  marchesa  !  (  sorpresi  ) 

Elisa    Or  tra  voi  qui  s'  altercava  ? 

Bar.    Oh  ,  tutt'  altro  che  contesa. 

Dott.    Qui  tra  amici  si  scherzava. 

Eug     Signor  zio,  che  avete  fatto?  (  al  barone.  ) 

Bar.    Niente,  niente,  sei  tu  matto? 

Dem.     Che  cos'  ha  signor  tutore?  (  al  dottore.) 

Dott.    Eh  sta  zitto,  seccatore. 

lutti   (Chi  sa  dirmi  questo  imbroglio         [ognuno  da  sé. 

Come  diavol  finirà!  ) 
Elisa  ed  Eug. 

(  Ben  mi  duol,  permia cagione        {tra  loro.) 

Àrdea  forse  tal  quistione; 
Ma  ogni  trista  conseguenza 
Certamente  preverrò.  ) 
Bar.  (  Metta  pur  chi  vuol  la  mano, 

(  a  porte  al  dottore.  ) 
Per  me  tutto  sarà  vano; 


26 

Vendicarmi  certo  voglio  , 

Quanto  ho  detto  manterrò,) 
Dott.  Ehi  ,  barone,  inlesi  siamo,         (  al  barone.  ) 

Ora  calma  simuliamo  , 

Ma  agli  albor  del  nuovo  giorno 

Aspettarmi  non  farò.  ) 
Carlo  (  Puote  sol  geloso  ardore  (da  sé) 

Tanto  aizzar  de'  vecchi  il  core, 

Ma,  in  \ederli,  dalle  risa 

Trattenersi  chi  mai  può?  ) 
Dtm.  (  A  me  ha  detto  seccatore  !  (da   sé  ) 

Lo  vedrem,  signor  tutore  .  . . 

Dal  suo  giogo  a  liberarmi 

La  marchesa  sposerò.  ) 
Elisa    Qui,  barone  . . . 
Bar.  Marchesa,  che  dite? 

Elisa    Or  sia  dunque  composta  ogni  lite. 
Bar.     Ma  vi  pare  ? 
Elisa  Dottor. 

Doli.  Che  bramale? 

Elisa    Siate  amici,  a  me  tutto  donate. 
Dott.    Tutto?  tutto? 

Tutti,  meno  il  Dott.  ed  il  Bar.  Sia  pace,  sia  pace. 

Di  discordia  sia  spenta  la  face  , 
Brilli  ancora  fra  noi  '1  buon  umor. 
Dott.  e  Bar.  (Simulare  ne  giova  per  or.)     [ognuno  da  sé.) 

SCENA  XIV. 

Detti,  e  cavalieri  e  dame,  che  vengono  dalla  sala  del  ballo. 

Coro        Perchè  al  gaudio  comun  v'involale? 
Donna  Elisa,  alle  danze  tornate. 
Della  festa  ognun  brama  la  diva  , 
De'  vostr'  occhi  ognun  cerca  il  fulgor. 
Coro  ,  Carlo  e  Demetrio. 
Alle  danze,  alle  danze  torniamo, 
Il  piacer  eh' è  sì  raro  cerchiamo, 
Ed  al  gaudio  de'  lieti  sembianti 
Corrisponda  la  gioia  del  cor. 
Elisa  ed  Eugenio  (  a  parte.  ) 
(  Alle  danze  ,  alle  danze  torniamo  , 
Il  timor  di  nostr'  alme  celiamo  ; 
Ed  il  gaudio  de'  lieti  sembianti 
Ogni  affanno  nasconda  del  cor.  ) 
Barone  e  Dottore  (  a  parte.  ) 


27 

(  Alle  danze  ,  alle  danze  torniamo  , 
Il  rancor  di  noslr' alme  celiamo, 
Ed  il  gaudio  de'  lieti  sembianti 
L' ira  asconda  che  cova  nel   cor.  ) 
(Elisa  prende  il  braccio  del  Barone  e  del  Dottore  ed  entra 
nella  sala  del  ballo»  Tutti  la  seguono,  e  cala  la  tela. 


FINE   DELL'  ATTO   SECONDO. 


&SÌ3ÌD   1S3E2D 


Boschetto  nelle  vicinanze  della  città.  Avvi  una  vecchia 
torre  diroccata.  —  È  V  alba. 


SCENA   PRIMA 

La  Marchesa  e  Rosa  chiuse  in  mantiglie ,  accompagnate 
da  uno  staffiere. 


Elisa  Eccoci  giunte  alfine.        (  guardando  all'  intorno.  ) 
Rosa  (  In  tal  luogo  ,  a  quesl'  ora  ,  con  tal  freddo    (da  se. 

Fu  un  bel  capriccio  invero  !  ) 
Elisa  E  non  si  vede  alcuno  ! 
Rosa  Chi  vuole  mai  che  giunga  ? 
Elisa  Verran  molti. 

Si  tratta  d' impedire 

Che  il  barone  e  il  dottor  per  me  si  battan. 
Rosa  Que'  due  vecchi  !  ! 
Elisa  Per  questo  ho  qui  invitato 

Quanti  furon  da  me  ieri  alla  festa. 
Rosa  Che  so  io  ?  La  credeva  bizzarria. 
Elisa  Decidersi  qui  dee  la  sorte  mia. 

SCENA  II. 

Dette,  Dame  e  Cavalieri  chiusi  ne9  lor  mantelli. 

Coro  Pronti  a'  vostr'ordini  [attorniando  la  March.) 

Siamo  ,  o  marchesa  ; 
Avrà  alfin  termine 
Qui  la  conlesa. 
Non  dubitate  , 
In  noi  fidate  , 
Ogni  ridicolo 
Si  eviterà. 


29 
Qui  la  discordia 
Disparirà. 
Elisa  Zitti  ;  zitti  ,  inosservati 

Entreremo  in  quel  boschetto  , 
Quando  i  ferri  sian  snudati , 
Pria  che  tocchino  il  lor  petto 
Improvvisi  sbucheremo, 
La  tenzone  impediremo, 
£  i  terribili  campioni 
Si  dovran  pacificar. 
Lo  vedrete  ,  saran  buoni  , 
0  con  noi  l'avranno  a  far. 
Coro  (  ripete  ,  quindi  tutti  entrano  nel  boschetto.  La  scena 
resta  per  qualche  istante  sgombra.  ) 

SCEN4  III. 

//  Dottore  e    Demetrio  inferaiuolati. 

Dem.  È  questo  il  luogo  ? 

Dot.  Si ,  pur  troppo  ,  è  questo. 

10  non  ne  posso  più. 

Dem.  Sembra  che  abbiale 

Un  gran  timore  indosso. 
Dott.  Di  pur  spavento  ,  e  grande. 
Dem.  (  Non  ne  son  senza  anch'  io.  ) 
Dott.  Quando  accettai  la  sfida  , 

Esser  pareami  Orlando  o  Sacripante.  .  . 

11  barone  credeva  men  tremendo  .  ,  . 
Ma  ora  ,  li  confesso  , 

Non  sono  più  lo  stesso  , 
Dem.  Eppur  ,  signor  tutore  , 

So  che  voi  siete  un  grande  schermitore. 
Dott.  Lo  fui  già  mezzo  secolo  , 

Ma  adesso  ,  come  vedi , 
Mi  reggo  appena  in  piedi, 
Non  posso  più  tirar. 
Dem.  Pur  cercavate  moglie. 

Dott.  Sta  zitto  ,  non  parlar. 

Dal  mondo  mai  non  sappiasi 
Tal  debolezza  mia  ; 
Salvar  chi  mi   potria 
Dal  farmi  corbellar  ? 
Dem.  Se  fosse  altrieri  possibile 

L'  affare  accomodar. 
Dott.  Lo  voglia  il  ciel  !  . .  . 
Dem.  Ma  eccoli. 

(  Sento  tremarmi  il  cor.  ) 


30 

SCENA  IV. 

Detti ,  il  Barone  e  Carlo  pure  inferrajuolati. 

Bar.  Se  un  pò  mi  feci  attendere 

Scusi ,  signor  dottor. 

Carlo  fu  causa  . .  . 
Car.  È  vero. 

Formato  avea  il  pensiero 

Di  far  che  all'  amichevole.  .  . 
Bar.  Ripelo  ...  or  è  impossibile     (getta  ilferrajuolo  ed  il 
Dott.  (  tremando  }  (  Oh  sempre  fu  testardo.  )        cappello  ) 
Dem.  Pure  ,  signor  barone  .  .  . 
Bar.  Per  me  sia  la  ragione. 

Giusto  lo  sdegno  ,  ond'  ardo. 
Car.  (da  se)  Già  tutto  è  pronto  in  ordine.  ) 

Dunque  alle  spade.     (  getta  il  mantello  e  presenta  due 
Andiamo.  spade) 

Dott.  (da  sé)  Povero  me  !  ci  siamo.  )  {gli  cade  dalle  spalle  il 
mantello,  e  tremando  si  avvicina  a  Carlo,  e  prende  una  spada  ) 
Bar.  prende  egli  pure  una  spada.e  mettendosi  in  guardia  dice:  ) 

Ultimo  sangue  .  .  . 
Dott.  .     All'  ultimo      (  tremando  ) 

(  Dopo  le  consuete  cerimonie  Carlo  e  Demetrio  si  mettono  a 
qualche  distanza,  colle  spade  snudate  essi  pure.  Il  Barone  ed 
il  Dottore  scambiano  alcuni  colpi  ) 

SCENA  V. 

Detti,  la  Marchesa  ,  Eugenio,  Rosa  ,  Cavalieri  e  Dame, 
che  escono  improvvisamente  dal  boschetto  esclamando: 

Fermi ,  signori ,  là. 
Tutti  Giù  le  spade ,  o  vecchi  amici  , 

Cosa  son  coteste  scene , 

Tale  oprar  non  si  conviene 

Con  quel  crine  ,  in  queir  età. 
Se  la  causa  fu  innocente , 

Per  cui  arde  tal  quistione  , 

Voglio  pur  che  a  mia  cagione 

Or  rinasca  V  amistà. 
Bar.  Se  invocala  dall'amante,  (alla  March.) 

Qui  veniste  a  sua  difesa  , 

Ciò ,  credetelo  ,  marchesa  , 

Mostra  appien  la  sua  villa. 
Mi  credete  sempre  eguale  , 


31 
Ch'io  mi  cangi  non  sperale, 
Dite  pure  ,  predicate  , 
Ma  un  di  noi  qui   morirà. 
Dot.  Dite  bene,  marchesina,  (alla  March.) 

Io  son  pronto  a  perdonare  , 
Dolce  legge  rispettare 
M*  è  la  vostra  volontà. 
(  Se  son  vivo  ,  se  son  morto  (da  se) 
Quasi  ignoro  in  tal  momento  , 
Lo  confesso  ,  il  mio  spavento 
Sulla  terra  egual  non  ha.  ) 
Eug.        »  Caro  zio.  che  mai  faceste?  (al  barone) 
»  Cosa  son  coleste  scene  ? 
»  Perdonate ,  ma  sconviene 
»  Così  oprare  in  queir  età. 
Voi,  nemico  delle  donne, 
Se  per  una  vi  battete  , 
li  ridicolo  sarete 
Or  di  tutta  la  città. 

Rosa,  Carlo  e  Demetrio. 
Poiché  il  cielo  vTha  mandalo,   (  alla  marchesa  ) 
Spelta  a  voi  ,  gentil  marchesa  , 
Porre  un  fine  alla  contesa, 
Ridestar  qui  1'  amistà. 
Or   Io  scherno  delle  genti    (al  Barone  e  al  Dott.) 
Evitare  v'è  mestieri  , 
Come  antichi  cavalieri 
Obbedite  alla  beltà. 

Dame  e  Cavalieri. 
Giù  le  spade,  o  vecchi  amici , 
Cosa  son  coleste  scene  ? 
Tale  oprar  non  si  conviene 
Con  quel  crine  ,  in  queir  età. 
Or  Io  scherno  delle  genti 
Evitare  v'  è  mestieri , 
',  Come  antichi  cavalieri 

Obbedite  alla  beltà. 
Elisa  Abbia  lo  scandal  termine. 
Bar.  Nò  ,  sua  voi  sarete  . . . 
Dott.  Ma  sua  neppure ... 
Elisa  Vedova 

Vò  rimaner. 
Carlo  (  Vedrete  (  al  barone  a  parte.) 

Lo  dice  ora  per  fingere, 
Ma  poi  lo  sposerà.  ) 
Bar.     In  guardia  ancor  ,  .  .  battiamoci, 

(  con  furore  al  dottore.  ) 


32 

11  vincitor  V  avrà. 
Elisa  Ah,  ah,  mi  fate  ridere, 

Di  me  voi  disponete  ; 
Ch'io  son  padrona  e  libera, 
Barone,  non  sapete?  . . . 
E  tempo  ornai,  calmatevi, 
Scieglier  ben  io  saprò. 
Vostro  nepote  Eugenio, 
Se  il  vuole,  sposerò. 
Tutti    Eugenio  ? .  • . 
Dem.  Ed  io? 

Elisa  Finitela, 

Sciocco  importuno. 
Eug.  Invero  .  . . 

Carlo   (  Ricusa.  )  (  piano  ad  Eugenio.  ) 

Eug.  Mille  grazie  .  • . 

Perdonerete,  spero  . .  • 
Ala  ... 
Bar.  Ma  !..  .  che  ma  ?  qui,  subito 

Anzi  sposarla  dei  , 
O  ti  rassegna  a  perdere 
Tutti  gli  a\eri  miei. 
Eug.        Piuttosto  mi  sacrifico  . .  - 

Ecco  la  man. 
Bar.  (prende  la  mano  di  Elisa  e    la  unisce   a  quella   di 
Eugenio  dicendo  :  )  Così. 

Tutti ,  meno  il  barone   ed  il  dottore- 
Viva  il  barone  Ipofilo 
Più  grande  in  questo  dì. 
Elisa    Or  v'  ho  uua  grazia  a  chiedere  ...  {al  Bar.  e  al  Doti.) 
Bar.  e  Dot.  Parlale  pur  signora. 
Elisa        Qui  tosto  ,  senza  repliche 

Tornate  amici  ancora. 
Bar.  Dottor  ? 

Dolt.  Barone  Ipofilo  ? 

Bar.  Ebbene  ? 
Dott.      ,  Ebbene  ? 

Bar.  Abbracciami 

a  2.  Torniamo  amici  ancor.  (  mentre  tutti  circondano 
il  Bar.  ed  il  Dott. ,  Eug.  ed  Elisa  abbracciandosi  con 
pieno  contento  esclamano  :  ) 

Eug.  Elisa 
La  nostra  gioia  rendere 
Saprà  compita  amore  ; 
Sempre  giocondo  il  palpito 
Sarà  del  nostro  core  ; 


33 

Con  te  felici  scorrere 

I  giorni  miei  vedrò. 
Il  voto  di  nostr'  anime 

II  cielo  coronò. 

Tutti 
Torni  la  gioia  a  splendere 

In  sì  felice  giorno  ; 

Due  sposi  or  qui  si  stringono. 

Fa  T  amistà  ritorno 

Non  vessi  la  memoria 

Del  turbin  che  passò  , 
Se  un  raggio  così  splendido 

Il  cielo  serenò. 


FINE. 


.'  :'-    \    '■■'''  'ÌIÒ        l